• 1 Dal pregiato frutto della nostra terra
  • 2 Molito con macine in pietra
  • 3 Otteniamo un olio di assoluta qualità

Tipi di Coltivazione in Puglia

 

Denominazioni di Tipologie di Coltivazione:

Carpellese, Cellina, Coratina, Dritta, Frantoio, Moraiolo, Pignola, Pisciottana, Rosciola, Sassarese, Taggiasca, Ascolano, Cucco, Maiatica, Neba, Oliva di Cerignola, Permezzana, Santa Caterina Cima di Mola e Cima di Bitonto, Chiarita o Ogliarola (Olea Iapygia di Plinio), Cellina di Nardò (anticamente detta Sarginesca perché introdotta dai Saraceni), Bella di Cerignola, Bella della Daunia. Se ci sono tutte queste varietà, lo si deve al miglioramento delle tecniche colturali basate sui precetti che Lucio Giunio Columella, il grande scrittore latino di agronomia, dettava già nel I secolo d.C.

''Arare l'ulivo per chiedere il frutto, concimare per ottenerlo, potare per forzarlo''

Da Nord a Sud, il territorio pugliese, affacciato su quasi 800 chilometri di costa, è tutto punteggiato di uliveti: dai terrazzamenti carsici del Gargano Rignano Garganico, S. Marco in Lamis, S. Giovanni Rotondo che si affacciano sul Tavoliere, alla Valle degli Ulivi a sud di Manfredonia; dalle zone costiere fra Barletta e Monopoli, a quelle interne comprese fra Andria e Castellana Grotte; dalla fascia delimitata dal gradino murgiano da un lato e dai territori che vanno da Fasano ad Ostuni dall'altro, alle aree vocate salentine poste fra Nardò e il Capo di S. Maria di Leuca.

Storia geografica:

Fra le cinque province della regione è certamente il Barese il territorio maggiormente vocato, quello che nella Puglia del XII-XIII secolo dette vita a una vera e propria "cultura dell'olio". L'Andria fidelis di Federico II, che custodisce ancora le spoglie di due mogli dell'imperatore è il più grande centro di produzione della regione. I suoi 130 frantoi lavorano olive di qualità Coratina e Ogliara barese, fornendo un olio pregiato di bassa acidità a molti Paesi d'Europa e d'America. Ma è soprattutto Bitonto, a 16 chilometri da Bari, la "città dell'olio". Qui, sin dal XIII secolo, amalfitani e ravellesi furono produttori e commercianti d'olio. Con i proventi di questa attività innalzarono chiese nelle città d'origine ma anche a Bari - La Vallisa - e quelle di S. Matteo e S. Francesco a Bitonto. A Bitonto Pietro Ravanas, nel 1828, sperimentò per la prima volta la pressa idraulica nell'industria olearia; e qui i 20 "trappeti" cittadini trasformano in un superlativo extra vergine le varietà Coratina, Cima di Mola e Cima di Bitonto. Ancora qui infine, nella località Lama di Macina, un cimitero di macine, presse e vasche litiche da olio ricorda un passato non passato e racconta un presente che è futuro. Anche Ostuni ha una posizione di rilievo nella olivocoltura. Con le sue maestose cisterne olearie in pietra dotate di antichi e ingegnosi sistemi di decantazione e filtraggio, la "città bianca" presenta un autentico esempio di archeologia industriale.

Dalla Chiarita o Ogliarola, che è l'Olea Iapygia di Plinio, e dalla Cellina di Nardò, anticamente detta Sarginesca perché introdotta dai Saraceni, la terra rossa di Ostuni produceva già in epoca angioina un rinomato olio "claro et mundo", di alta qualità, che nel '500 il vescovo locale inviava come prestigioso, e graditissimo, dono per le nozze di Bona Sforza.
Con la varietà Cima di Mola, coltivata fino a Polignano a Mare, oggi la città raggiunge una produzione annua di 40.000 quintali d'olio. Ma l'ulivo non è solo olio; è anche il frutto polposo, verde o nero, fresco o in salamoia, turgido o raggrinzito dal sale da portare a tavola, come avveniva già nell'antica Roma, dove era parte della gustatio che apriva i banchetti più raffinati e oggetto di ricette per la conservazione tramandateci da Plinio e Columella.
Note a tutti, e alcune dall'antichità, sono la S. Agostino e la S. Caterina, la Cucco e la Permezzana, la Limona e la dolce Pasola, da mangiare fritta. Un posto di preminenza fra le varietà da tavola si è guadagnato la Bella di Cerignola, a cui è stata di recente attribuita la Denominazione di Origine Protetta, sotto il nome di "Bella della Daunia". Detta anche "a prugna" per la sua forma a susina, o "Gigante di Spagna", perché forse introdotta da quel Paese nel '400, porta nel nome i pregi che la contraddistinguono. Con le buone caratteristiche merceologiche e organolettiche, l'olio extravergine d'oliva, ha ottenuto notevoli riconoscimenti in Italia e all'estero, particolarmente negli Stati Uniti, dove, ormai, è da anni la numero uno sul mercato.

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